Studio fisioterapico Sanremo
Quando compare un dolore o un problema articolare, molti pazienti pensano subito alla risonanza magnetica.
È un esame molto utile, ma non sempre è il primo passo necessario.
In fisioterapia, prima dell’imaging viene la valutazione clinica: come è iniziato il problema, quali movimenti provocano dolore, quanto sono conservate forza, mobilità e funzione e se sono presenti segni che richiedono un approfondimento diagnostico.
La risonanza può diventare particolarmente utile quando c’è il sospetto di una lesione tendinea o legamentosa, dopo un trauma importante, in presenza di sintomi neurologici, oppure quando il recupero non procede come previsto. Può essere indicata anche quando il risultato dell’esame può modificare concretamente il percorso riabilitativo o orientare verso una valutazione specialistica.
Un aspetto importante, però, è che quello che vediamo in una risonanza non coincide sempre con la causa del dolore.
Alterazioni strutturali possono essere presenti anche in persone che non hanno alcun sintomo. È stato osservato, per esempio, che degenerazioni discali, protrusioni e alterazioni della cuffia dei rotatori possono comparire anche in soggetti asintomatici e diventano più frequenti con l’età (Brinjikji et al., 2015; Minagawa et al., 2013).
Per questo il referto non dovrebbe mai essere interpretato da solo.
La risonanza descrive ciò che è visibile nei tessuti; la valutazione clinica serve a capire quanto quel reperto sia realmente collegato ai sintomi e alla funzione del paziente.
In fisioterapia, quindi, la domanda non è soltanto:
“Cosa mostra la risonanza?”
ma soprattutto:
“Quello che vediamo cambia davvero il nostro percorso di recupero?”
Bibliografia